Il paradosso dell’attore

Il paradosso dell’attore ha un padre nobile che lo ha messo nero su bianco nel Settecento: Denis Diderot.

Nel suo celebre Paradosso sull’attore, Diderot lancia una provocazione che ancora oggi fa tremare le quinte: il grande attore non è colui che prova davvero le emozioni, ma colui che le domina. Non si lascia travolgere dal sentimento, lo orchestra. Non piange perché è disperato, ma perché sa esattamente come si costruisce quella disperazione davanti a cento sguardi. E qui il cortocircuito: l’attore più “vero” è quello più lucido.

Secondo Diderot, se l’interprete fosse in balìa delle proprie emozioni, sarebbe incoerente, imprevedibile, diverso ogni sera. Il grande attore invece è costante. Replica la stessa intensità con precisione quasi matematica. Come un musicista che esegue una partitura complessa senza perdere una nota. Ma attenzione: non è un elogio della freddezza. È un invito alla consapevolezza. Il sentimento sulla scena non è spontaneità grezza, è emozione costruita, scolpita, calibrata. È verità filtrata dalla tecnica.

Ed eccolo, il paradosso: per commuovere bisogna non essere sopraffatti; per sembrare travolti bisogna restare in piedi; per incendiare il palco bisogna avere l’estintore in tasca. Il teatro non è la vita che accade. È la vita che viene pensata, scelta, modellata. L’attore è insieme fiamma e architetto del fuoco.

 

 

Mission

Crediamo che il teatro sia uno spazio di emozione, riflessione e partecipazione, capace di creare legami tra artisti e spettatori. Portare il teatro dove c’è bisogno di bellezza, ascolto e relazione.

 

 

Vision

Costruire un teatro vivo, inclusivo e innovativo, in cui ogni spettacolo diventi un’esperienza unica di emozione, cultura e partecipazione. Fare della compagnia Foyer ’97 un simbolo di eccellenza teatrale e partecipazione culturale.

 

 

 

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